Black&White Stories: il gol, secondo Le Roi

By Mike No comments

Quando si parla di lui non si può che partire dallo stile. Perché Platini è stato in tutta evidenza intanto e soprattutto una manifestazione di eleganza, tanto è vero che si è fatto apprezzare molto al di là della cerchia dei tifosi della Juventus.

Una raffinatezza che stupiva tutti e non lui per una semplice ragione: Michel la viveva come una dote del tutto naturale ed in questo c’era anche tutto il piacere vagamente compiaciuto della sua unicità, quel fingere indifferenza di fronte ai complimenti. Non succedeva mai di sentirlo esaltare una sua meraviglia. Non amava molto il calcio parlato, in questo sapendo giocare molto bene anche sul terreno mediatico: fingendo stupore quando le sue battute venivano ingigantite e divertendosi enormemente a confezionarle ben sapendo che avrebbero fatto notizia, spiazzanti e precise come certi suoi tiri.

E poi, in questo atteggiamento, c’era anche una consapevolezza di fondo: l’enorme differenza tra la bellezza estetica di un gesto tecnico e la sua descrizione, per quanto letteraria e riuscita, è pur sempre un atto riflesso, una conseguenza e non una creazione originale. Tanto è vero che in qualche occasione si è anche inalberato – alla sua maniera molto francese, un moto di stizza, uno sbuffo e stop – quando gli hanno chiesto di stilare una pagella su una sua prestazione. A ognuno il suo compito, diceva a chiare lettere, siete voi giornalisti che dovete dare i voti, io gioco. Che, se si vuole, si può tradurre anche in un il Re sono io, tocca agli altri raccontarmi.

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